Association Nationale de Défense des Victimes de l'Amiante

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Intervento di Henri BOUMANDIL, segretario dell’Addeva 93

28 mars 2016
Auteur(e) : 

Parigi, 15 marzo

TUMORE DELL’AMIANTO : SCRIVERE IL FUTURO


 

Il ruolo specifico delle associazioni nella resilienza

Di Henri BOUMANDIL, segretario dell’Addeva 93

Signore e signori, buongiorno

Cerchero’ di trattare il ruolo specifico delle associazioni nella resilienza.
Per « resilienza » voglio dire « risalire la china », « ritrovare la forza d’affrontare la malattia », « ritrovare gusto alla vita » .

Il nostro ruolo specifico comincia già dal primo contatto con la vittima o gli aventi diritto. La qualità dell’accoglienza durante questo primo incontro ha, per noi, un’importanza particolare : è uno spazio dove si è portati a sfogarsi e a evocare tutti gli argomenti che sconvolgono.

Fin dall’arrivo del nostro ospite, in genere accompagnato dal coniuge, ogni volontario presente nei locali si presenta : Henri, segretario, vittima dell’amianto da trent’anni. Poi la segretaria, Maribel. Segue Janine, una vedova che si occupa della scansione di documenti da archiviare. Un’altra signora, anche lei vedova, tratta le pratiche del FIVA (Fondo di risarcimento delle vittime dell’amianto). Mauricette, che gestisce in coppia con Jean-Paul, operato di un tumore brochiopolmonare, tutti e due incaricati delle domande di sussidio. René che si dà da fare con i nostri sei computer. Rosa una pensionata dell’INAIL francese, utilissima quando si tratta di regolare dei litigi con le Casse
Tutta una parte di una parete è coperta da centinaia di pratiche sospesi in tre immensi armadi. Sono quelle dei nostri aderenti, vittime o aventi diritto (coniuge, figli, fratelli e sorelle, nipoti e parenti).

Poi invitiamo gli ospiti ad accomodarsi intorno a una tavola in una stanza chiara, accogliente, dai colori ospitali, favorevoli alle confidenze che provocheremo pur rispettando l’intimità. Offriamo un rinfresco : caffè, tè, succhi di frutta, biscotti e, se ne resta, cioccolattini (offerti dai nostri aderenti). Se i genitori sono accompagnati da bambini, mettiamo a loro disposizione fogli di carta bianca, una grande scatola di matite colorate e proponiamo di fare un disegno che esporremo nel corridoio insieme con un’altra cinquantina di disegni : è una cosa che fa piacere.

Lo scambio che inizia in un ambiente rilassato, dura a volte due – tre ore senza che ci si accorga del tempo che passa... Si penetra in un altro mondo. Quello della sofferenza, del lutto o della malattia che colpisce alla cieca un innocente, un operaio edile, una donna di servizio impiegata da un’impresa di pulizia industriale, una dattilografa, un tecnico che a un certo momento della sua vita professionale ha inalato fibre di amianto.

Durante lo scambio, restiamo semplici e modesti, e facciamo in modo da apparire interlocutori disponibili, competenti, esperti coi quali ci si puo’ sfogare in piena fiducia, esprimere il proprio dolore, gli incubi, la paura di essere arrivati a fine corsa. Ci capita di ascoltare storie di accompagnamento verso la fine della vita : una vedova racconta come si è occupata del marito ormai incapace, come un bambino, di nutrirsi, lavarsi, fare da solo i propri bisogni. Che coraggio ! Siamo di fronte a una vita schiacciata dal dolore, dalla sofferenza, dalla disperazione, dall’ingiustizia e dalla rabbia. La morte è diventata una liberazione per tante mogli perché i dolori descritti sono umanamente insopportabili. Lo scambio è a volte interootto da un silenzio, una riflessione muta. I nostri sguardi si incrociano. Si intravede un sorriso sulle nostre labbra.
Non è sempre facile difendersi di fronte a tali storie, cercando di ignorare la propria sensibilità e le emozioni che provocano tali confidenze. Bisogna tenersi a distanza, mostrare che si puo’ capire la sofferenza, lo scombussolamento, la rabbia. La scatola dei fazzolettini è sempre a portata di mano.

Poco a poco cerchiamo di « risalire la china » passando da uno stato profondo e doloroso alla voglia, al bisogno di venir fuori dal baratro, dall’inferno in cui la vita non è più possibile. Questa missione di sostegno morale e d’accompagnamento tocca a noi associazioni.

Un medico puo’ curare

Un’assistente sociale puo’ aiutare.

Ma l’associazione va più in là. Aiuta a capire le ragioni della catastrofe e si fa carico della vittima fin dal primo incontro e lungo tutto il percorso fatto di procedure, pratiche, problemi giuridici e quelli in relazione con il versamento delle indennità.

Capire la propria malattia, affrontarla, ritrovare il gusto di vivere, farsi coraggio per se stesso e per i familiari è necessario e prezioso. Continuare a vivere è un diritto, un dovere.

Come rispondere a tutte le domande ? Che cos’è questa malattia ? Si puo’ curarla ? E’ mortale ? Perchè è toccata proprio a me ? Come spiegarla alla famiglia ?

Spieghiamo les placche pleuriche, le calcificazioni, la fibrosi, i noduli ecc. E cio’ suscita un grande interesse. Vedere e sapere quel che succede nel proprio polmone è una prima per l’interessato. Guardiamo le esplorazioni funzionali respiratorie, spieghiamo quel che succede nei polmoni.

Non è solo. Ci sono centinaia di migliaia di vittime dell’amianto. E’ ingiusto perché quelli che ci hanno messo in contatto con l’amianto, senza dircelo, senza proteggerci, non ignoravano, da più di un secolo, che questo prodotto è MORTALE.

Siamo in una società in cui dei semplici lavoratori hanno inalato delle polveri d’amianto senza protezione.

Eppure, fin dal 1906, un ispettore del lavoro, M AURIBAULT, denunciava in una lettera i cinquanta morti in cinque anni in una filatura d’amianto a Condé-sur-Noireau.

L’associazione proporrà alle vittime la cui la malattia è stata ufficialmente riconosciuta, di avviare un’azione per « reato inescusabile » ogni volta che è possibile o di chiedere un indennizzo dei pregiudizi al Fondo d’indennizzo delle vittime dell’amianto

Il nostro interlocutore si rende conto della verità. Non è più isolato con la sua malattia e le sue sofferenze. Non è un caso particolare. Migliaia d’altri innocenti subiscono la stessa sua sorte e sopportano gli stessi dolori, la stessa disperazione.

Mentre c’è altro da fare con loro e le loro famiglie : rendersi utile, insieme.
Il giorno della manifestazione nazionale delle vedove e delle vittime dell’amianto a Parigi, un’aderente accompagnata dalle tre figlie, manifesta all’indomani del decesso del marito colpito da mesotelioma.

Un’altra vedova di 81 anni, tanto timida, solleva la foto del marito con su scritto : « Assassinato dall’amianto ».

Riempiamio un pullman di 50 persone,in maggioranza vedove, per andare a sfilare intorno al Palazzo di giustizia di Dunkerque per esigere giustizia
Nel nostro Consiglio d’mmnistrazione occupano il posto che spetta loro : nove vittime dell’amianto, cinque persone che hanno perso un caro e quattro cha hanno perse colleghi di lavoro vittime decedute del amianto.

Sono venuti fuori dall’ombra, dal loro isolamento e sono diventati gli artefici intrisi di giustizia per dare un senso alla loro vita e costruire un mondo che non si potrà lasciare in una pelle divorata dall’amianto.